Cosa raccontano i numeri di città leisure, città business e montagna
Il passaggio tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026 non è solo una linea simbolica sul calendario.
Per chi osserva il settore alberghiero con l’occhio del revenue manager, è uno di quei momenti che aiutano a leggere con maggiore precisione cosa sta succedendo nei diversi mercati.
Non perché tutto cambi da un giorno all’altro, ma perché alcune dinamiche diventano più chiare.
E i numeri di città leisure, città business e montagna raccontano esattamente questo: stesso periodo, stesso contesto, ma velocità molto diverse.
Il primo elemento comune è una domanda complessivamente solida.
In tutti e tre i cluster l’occupazione resta elevata, la produzione cresce e il settore dimostra di aver superato da tempo la fase di semplice recupero.
Ma oggi, più che mai, il punto non è se il mercato tiene. Il punto è come viene gestito.
La differenza tra una buona performance e una performance davvero sana passa dalla capacità del revenue manager di trasformare i volumi in valore, leggendo i dati in modo strutturato e prendendo decisioni supportate da strumenti evoluti di revenue management, come Revolution Plus non da reazioni istintive.
Città Leisure: quando il revenue management lavora sulla maturità

Nel cluster Città Leisure i dati descrivono un mercato maturo, stabile, dove il revenue management non serve più a “salvare la stagione”, ma a rifinire i risultati.
A fine anno l’occupazione media raggiunge il 93,53%, in crescita rispetto al 92,64% dell’anno precedente e all’89,48% di due anni fa.
Una progressione costante, che segnala una domanda forte e ben distribuita.
Ma il dato più interessante, per chi si occupa di strategia tariffaria, è il miglioramento della redditività.
Il Ricavo Medio Camera sale a 186,41 euro rispetto ai 178,97 euro dell’anno precedente, mentre la produzione cresce da 265,95 K euro a 268,56 K euro, su 43 strutture e 821 camere.
Il RevPAR, che passa da 168,51 euro a 176,84 euro, è la conferma che non si tratta solo di occupazione.
È il risultato di scelte di pricing più consapevoli, di una distribuzione meglio controllata e di una lettura corretta della domanda.
Qui il lavoro del revenue manager si vede proprio nella capacità di non rincorrere il volume, ma di valorizzarlo quando c’è.
Città Business: volumi in ripresa

Il cluster Città Business mostra una dinamica diversa, più reattiva e più complessa da gestire.
L’occupazione cresce in modo deciso, arrivando all’89,15%, contro l’81,99% dell’anno precedente e il 73,92% di due anni fa.
È il segnale evidente del ritorno dei flussi business, dei viaggi di lavoro e degli eventi corporate.
Su 16 strutture e 738 camere, la produzione aumenta da 115,73K euro a 124,80K euro.
Ma qui entra in gioco una delle sfide più delicate per il revenue management nelle città business: il prezzo medio.
Il RMC scende da 116,08 euro a 111,72 euro, indicando una pressione competitiva ancora molto forte.
Il RevPAR cresce solo leggermente, da 102,51 euro a 103,46 euro, pur migliorando rispetto ai 98,67 euro di due anni fa.
È il classico scenario in cui il mercato riparte prima sui volumi che sul valore.
Per il revenue manager questo significa lavorare in equilibrio costante tra riempimento e marginalità, evitando che politiche troppo aggressive sul prezzo diventino strutturali.
Il rischio, guardando al 2026, è chiaro: consolidare l’occupazione senza riuscire a ricostruire un prezzo medio coerente con il posizionamento.
Ed è proprio qui che il revenue management strategico fa la differenza rispetto a una semplice gestione tariffaria.
Montagna: il valore come pilastro della strategia

Il cluster Montagna continua a distinguersi per solidità strutturale.
L’occupazione resta altissima, 94,60%, praticamente invariata rispetto al 94,59% dell’anno precedente, anche se leggermente sotto il 96,32% di due anni fa.
In un contesto così saturo, il revenue management non può lavorare sui volumi.
Deve lavorare sul valore.
E i numeri lo dimostrano. Il RMC sale a 500,56 euro, contro i 486,66 euro dell’anno precedente, mentre la produzione cresce da 878,78K euro a 904,15K euro, su 37 strutture e circa 1.000 camere.
Il RevPAR raggiunge i 472,12 euro, in aumento rispetto ai 468,64 euro dell’anno precedente e nettamente superiore ai 410,70 euro di due anni fa.
Qui il pricing non è una leva tattica, ma una scelta strategica di posizionamento.
Il lavoro del revenue manager è orientato alla protezione del valore, non alla rincorsa dell’occupazione, che è già abbondante.
Tre mercati, una sola vera differenza: la strategia
Guardando insieme i tre cluster, il passaggio tra fine 2025 e inizio 2026 restituisce una fotografia molto chiara del settore hospitality.
Le velocità sono diverse, ma il denominatore comune è uno solo: vince chi sa leggere il mercato e prendere decisioni di revenue management coerenti con il proprio contesto.
I numeri non raccontano semplicemente una buona chiusura d’anno.
Raccontano un mercato più selettivo, dove non basta più riempire le camere e dove il ruolo del revenue manager diventa sempre più centrale.
Prezzo, distribuzione, segmentazione della domanda e controllo del mix sono ormai leve decisive.
In questo scenario non esiste una strategia unica valida per tutti.
Esistono mercati diversi, che richiedono approcci diversi.
E la vera differenza, oggi, non la fanno i volumi in senso stretto, ma la capacità di trasformarli in valore in modo sostenibile e consapevole.


