Il Revenue Management che ci aspetta: le tendenze che stanno già cambiando l’hospitality

L’intelligenza artificiale, i nuovi comportamenti dei viaggiatori, gli agenti AI che prenoteranno al posto delle persone e un Revenue Management sempre più strategico.

Il settore dell’ospitalità sta vivendo una delle più grandi trasformazioni degli ultimi vent’anni.

La domanda non è se cambierà, ma quanto siamo preparati ad affrontare questo cambiamento.

Parlare oggi di Revenue Management significa infatti parlare di tecnologia, ma anche di competenze, di comportamento dei viaggiatori, di formazione e di posizionamento dei brand.

Alcune tendenze sono già evidenti, altre stanno appena iniziando a manifestarsi, ma tutte hanno un elemento in comune: richiedono una capacità di adattamento molto superiore rispetto al passato.

L’intelligenza artificiale cambia il lavoro, non il valore del professionista

L’argomento che oggi catalizza maggiormente l’attenzione è senza dubbio l’intelligenza artificiale.

Ogni settimana vengono presentate nuove soluzioni capaci di analizzare il mercato, suggerire tariffe, prevedere la domanda o automatizzare attività che fino a poco tempo fa richiedevano ore di lavoro.

È un’evoluzione destinata a proseguire, ma sarebbe un errore pensare che il futuro del Revenue Management coincida con una progressiva sostituzione delle competenze umane.

La direzione che il mercato sembra prendere è diversa.

L’intelligenza artificiale diventa sempre più un supporto alle decisioni, non un sostituto di chi le prende.

L’algoritmo analizza una quantità di informazioni impossibile da gestire manualmente, individua correlazioni, suggerisce scenari e segnala anomalie.

Rimane però il professionista a valutare il contesto, interpretare le dinamiche del mercato, conoscere gli obiettivi dell’impresa e assumersi la responsabilità della decisione finale.

È il modello che molti definiscono Human-on-the-loop: l’intelligenza artificiale lavora con l’operatore e ne amplifica le capacità, senza sostituirne il ruolo.

Del resto, anche la fiducia nei confronti dell’AI continua a essere un tema centrale.

Da una parte cresce il numero di operatori che ne riconoscono l’utilità nella gestione delle strutture ricettive; dall’altra, sia gli albergatori sia gli ospiti continuano a voler verificare personalmente le decisioni prese dagli algoritmi. È un segnale importante: il mercato non chiede meno professionalità, ma professionisti capaci di utilizzare questi strumenti in modo consapevole.

Dal Revenue Management della camera al Revenue Management dell’intera struttura

Parallelamente sta evolvendo anche il concetto stesso di Revenue Management.

Per molti anni il cuore delle strategie si è concentrato sull’ottimizzazione della vendita delle camere, perché rappresentavano la principale fonte di ricavo e l’area sulla quale era possibile incidere maggiormente attraverso una gestione dinamica delle tariffe.

Oggi questo principio resta più valido che mai, ma il contesto è cambiato. Sempre più strutture generano una parte significativa dei propri ricavi attraverso ristorazione, spa, parcheggi, esperienze, servizi accessori, attività di upselling e cross selling.

È in questo scenario che prende sempre più spazio il concetto di Total Revenue Management: un’evoluzione che estende l’applicazione del Revenue Management a tutte le aree capaci di produrre valore economico.

Una “nuova” tendenza che, in realtà, non è affatto nuova, almeno per Franco Grasso che nel 2020 ha pubblicato l’ultimo volume della sua trilogia – La Revenue Economy, edito dalla Hoepli – dove affronta in maniera approfindita il tema del Total Revenue.

Il prezzo della camera continua quindi a rappresentare il fulcro della strategia, ma viene inserito in una visione più ampia nella quale ogni reparto contribuisce alla redditività complessiva della struttura.

Per i professionisti dell’hospitality questo significa sviluppare competenze sempre più trasversali, leggere i dati in modo integrato e collaborare con tutte le funzioni aziendali per massimizzare il risultato economico complessivo.

Cambia anche il modo in cui i viaggiatori scelgono

Se l’offerta evolve, cambia inevitabilmente anche la domanda…o viceversa…

Il percorso che porta alla prenotazione sta diventando sempre più articolato e gli strumenti di intelligenza artificiale iniziano a far parte dell’esperienza di ricerca del viaggio.

Gli utenti utilizzano assistenti virtuali per confrontare destinazioni, raccogliere informazioni, valutare strutture e organizzare l’itinerario.

Non si tratta soltanto di una nuova modalità di ricerca, ma di un cambiamento del modo in cui il viaggiatore costruisce la propria fiducia.

Oggi le persone cercano informazioni, confrontano recensioni, osservano fotografie, verificano dettagli e utilizzano l’AI come supporto nelle valutazioni.

La risposta immediata non basta più: conta la qualità dell’accompagnamento lungo tutto il percorso decisionale.

E guardando ancora più avanti, le prospettive diventano ancora più interessanti.

Diverse analisi prevedono che entro la fine del decennio una parte significativa delle prenotazioni sarà effettuata direttamente da agenti di intelligenza artificiale che agiranno per conto del viaggiatore, confrontando automaticamente prezzi, disponibilità, programmi fedeltà e condizioni di vendita.

Se questo scenario si concretizzerà, hotel e strutture ricettive non dovranno più convincere soltanto le persone.

Dovranno essere competitivi e comprensibili anche per gli algoritmi che selezioneranno le migliori opzioni in base alle preferenze dell’utente.

È un cambiamento che potrebbe modificare profondamente il modo di presentare contenuti, offerte e informazioni commerciali.

Se cambia il mercato, deve cambiare anche la formazione

Ogni grande trasformazione tecnologica produce inevitabilmente una trasformazione delle competenze.

La formazione professionale sta vivendo una fase di profondo rinnovamento e alcune tendenze stanno emergendo con chiarezza.

La prima riguarda la personalizzazione dei percorsi: grazie all’intelligenza artificiale diventa possibile costruire esperienze formative differenti per figure professionali diverse.

Un direttore d’albergo, un revenue manager junior, un property manager o un imprenditore non hanno le stesse esigenze e non dovrebbero necessariamente affrontare gli stessi contenuti nello stesso ordine e con gli stessi esempi.

Contemporaneamente cresce il fenomeno delle academy promosse direttamente dai fornitori di tecnologia.

Sempre più aziende comprendono che il limite non risiede nel software, ma nella capacità dei clienti di utilizzarlo in modo efficace.

Per questo la formazione diventa parte integrante del prodotto e contribuisce ad aumentare la qualità dell’intero mercato.

Si stanno inoltre affermando percorsi più brevi e altamente specialistici, costruiti attraverso certificazioni progressive e competenze verificabili, mentre la dimensione della community continua ad assumere un ruolo centrale.

Imparare significa sempre meno seguire un corso in solitudine e sempre più confrontarsi con altri professionisti, condividere esperienze e costruire una rete di relazioni che prosegue ben oltre la conclusione delle lezioni.

L’autorevolezza non si costruisce più come qualche anno fa

Anche il modo in cui aziende e professionisti comunicano sta cambiando.

Nel mercato B2B il case study assume un’importanza sempre maggiore.

Le imprese vogliono conoscere problemi reali, comprendere il percorso seguito per risolverli e valutare risultati concreti prima di scegliere un partner.

Accanto ai casi di successo cresce il valore della ricerca originale.

In un contesto nel quale produrre contenuti è diventato semplice grazie all’intelligenza artificiale, la vera autorevolezza nasce sempre più dalla capacità di raccogliere dati sul campo, analizzare il proprio network e condividere esperienze maturate direttamente con clienti e strutture ricettive.

Anche il concetto di brand evolve: non basta più avere loghi coordinati o un’identità grafica coerente.

Le organizzazioni più solide costruiscono un ecosistema nel quale eventi, contenuti, formazione, servizi e comunicazione trasmettono la stessa esperienza e rafforzano reciprocamente la percezione del marchio.

Sul piano della comunicazione si osserva inoltre una maggiore attenzione ai contenuti personalizzati per pubblici differenti e una crescente valorizzazione delle persone che rappresentano il brand.

Founder, collaboratori e docenti diventano spesso i principali ambasciatori dell’azienda, capaci di raggiungere livelli di credibilità e visibilità superiori rispetto ai tradizionali canali istituzionali.

Parallelamente acquistano valore i contenuti esperienziali: video, eventi, workshop e casi concreti riescono a coinvolgere molto più efficacemente rispetto ai tradizionali documenti statici, perché permettono alle persone di vivere un’esperienza e non soltanto di leggere un’informazione.

Anche il linguaggio visivo si sta trasformando

La trasformazione interessa, infine, anche il modo di presentare dati e contenuti.

Le presentazioni non possono più limitarsi a mostrare numeri e grafici: i dati devono essere interpretati, contestualizzati e accompagnati da una narrazione capace di renderli immediatamente comprensibili.

Allo stesso tempo si osserva una curiosa inversione di tendenza sul piano estetico.

Mentre le immagini generate dall’intelligenza artificiale diventano sempre più perfette, cresce l’interesse verso fotografie autentiche, piccoli elementi artigianali e dettagli che trasmettono umanità.

L’imperfezione, quando è autentica, diventa un elemento distintivo.

Perfino alcune scelte cromatiche consolidate iniziano a essere messe in discussione.

Nel mondo del software e della tecnologia il blu è diventato talmente diffuso da perdere buona parte della sua capacità di differenziazione, spingendo molti brand a ricercare identità visive più riconoscibili.

Uno sguardo ai prossimi mesi

Osservare queste tendenze significa comprendere che il Revenue Management sta vivendo una fase di maturazione che va ben oltre l’introduzione di nuovi strumenti tecnologici. Cambiano le competenze richieste ai professionisti, cambia il comportamento dei viaggiatori, cambia il modo di costruire autorevolezza e cambia perfino il linguaggio con cui il settore comunica.

È proprio da queste riflessioni che prenderà forma il nuovo percorso della Revenue Academy, che dopo la pausa estiva riprenderà le proprie attività con contenuti aggiornati e una visione ancora più orientata alle sfide che attendono il mercato nei prossimi anni.

La Revenue Academy è la prima scuola di Revenue Management, nata in Italia nel 2015, esclusivamente dedicata al Revenue e che nel corso di questi anni ha formato centinaia di professionisti.

L’obiettivo rimane quello di sempre: aiutare imprenditori, albergatori e professionisti dell’hospitality a comprendere il cambiamento prima che diventi un problema da inseguire.

Perché la tecnologia continuerà a evolversi, ma saranno sempre le competenze a fare la differenza tra chi subisce il mercato e chi riesce ad anticiparlo.

Condividi: